domenica 1 maggio 2016

Un fiore nel deserto

Un parlamentare sardo ha avuto l'impudenza di paragonare Gramsci ad un altro politico italiano, anch'egli con importanti trascorsi giudiziari. Un suo collega, un paio di interventi dopo, ha giustamente precisato che che una cosa è la persecuzione politico giudiziaria subita da Gramsci ad opera del regime fascista e culminata col carcere e la morte, altra cosa è dover rispondere di falsa testimonianza, corruzione, frode fiscale, riciclaggio, concussione, prostituzione minorile.

Giacomo Leopardi ironizzava sugli anniversari degli eventi importanti e sui laici pellegrinaggi ai luoghi notevoli: la grandezza del personaggio celebrato, in effetti, non si trasmette ai pellegrini che si recano in delegazione alla tomba dell'eroe per ricordarsi di esistere ancora.

La casa museo di Antonio Gramsci a Ghilarza potrebbe diventare molto presto monumento nazionale, grazie alla proposta di legge della deputata Caterina Pes. Il voto quasi unanime della Camera, astenuti i deputati della Lega e contrari i pentastellati, dovrebbe sancire la definitiva consacrazione istituzionale dello studioso sardo, l'ingresso a pieno titolo fra gli autori che una persona di media cultura dovrebbe conoscere almeno sommariamente.

Gramsci è stato un gigante della cultura italiana, studiato e tradotto in tutto il mondo, continuamente citato e biografato, preso ad esempio di rettitudine morale ed eroica coerenza politica; la sua immagine riprodotta nelle T-shirt come un'icona pop; anche in alcune scuole si trovano i suoi ritratti, senza che ciò susciti particolari riserve fra i fanatici del politicamente corretto. Gode del rispetto postumo anche presso avversari.

Eppure c'è qualcosa che viene detto a mezza voce, come una parentesi che segnala un argomento secondario: Antonio Gramsci è stato fra i fondatori del Partito Comunista Italiano, il più importante, in termini di voti e come peso politico sulla scena nazionale, di tutta l'Europa occidentale. Delitto d'impeto o accuratamente premeditato, quella pagina di storia è stata prima oggetto di non disinteressati ripensamenti e distinguo, rivisitata con scrupolo revisionistico e infine rimossa.


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