venerdì 6 novembre 2015

Colpa dello Stato?

Segnalo questo articolo. La parte più interessante è costituita dai commenti, grondanti di odio verso i giudici e di intolleranza verso lo straniero.
Un sessantaduenne muore per arresto cardiaco. "Ucciso dallo stato, che lo aveva condannato a cinque anni di reclusione per aver ferito due presunti ladri che si erano introdotti nella sua proprietà".
Se questo argomento fosse plausibilmente spendibile in un'aula di tribunale, la famiglia di una persona che abbia subito una condanna potrebbe, al momento della sua morte, far causa allo stato e pretendere dai magistrati un corposo risarcimento.

lunedì 26 ottobre 2015

Io sono clandestino

In questo articolo la ricostruzione dei fatti di Vaprio d' Adda: un pensionato spara ad un albanese che si era introdotto in casa sua e lo uccide. Dell'omicida si rimarcano ripetutamente la professione e la collocazione sociale, della vittima la nazionalità e i suoi trascorsi criminali. In alcuni articoli si parla di un albanese, in altri di un rumeno. Non è sciatteria: il profilo della vittima, il suo nome, la sua identità e il suo volto sono indifferenti tanto al cronista quanto al lettore medio di nera. Basta sapere che non era uno di noi. I resoconti giornalistici abbozzano piuttosto il consueto quadretto oleografico: villette senza stile, noia e benessere diffuso, serenità e piattume si confondono nell'aria brumosa di Vaprio.
Se si vuole andare un po' oltre il mero fatto di cronaca - la morte di un disperato durante un tentativo di furto in villa - si potrebbe ragionare su legittima difesa, eccesso colposo e omicidio volontario ma sono disquisizioni troppo raffinate per i cervelli formato bonsai dei pistoleri padani.
Salvini in questa intervista si esprime al meglio delle proprie potenzialità: colpa del ladro, doveva pensarci prima. Per Maroni il pensionato ha agito per legittima difesa. L'europarlamentare Gianluca Buonanno mostra una pistola in diretta per sostenere il diritto di usarla liberamente contro chiunque violi i sacri confini della proprietà.
Questo post sembra adombrare un passato non proprio limpido del pensionato, nel giro di poche ore trasformato da carnefice in vittima. Assediato dai giornalisti (ma non pare particolarmente seccato) anticipa una stravagante linea difensiva: la colpa è di quel branco di idioti ci sono giù a Roma; poi precisa che ci sono politici bravi e politici idioti. Si sbaglia chi dovesse ritenere archiviata la contrapposizione Nord - Sud ( sulla quale sono state edificate le prime fortune elettorali della Lega) a favore di quella Ovest - Est.
Idioti sono quei politici che non assecondano il suo risentimento; l'atto di introdursi nella casa altrui allo scopo di prelevarne dei beni dovrebbe essere qualificato non come furto ma come stupro psicologico, inedita fattispecie criminosa da punire con venticinque anni di galera. La pena edittale prevista per l'omicidio è la reclusione non inferiore ad anni ventuno, da cinque a dieci anni per la violenza sessuale. La conclusione ovvia è che i delitti contro la proprietà sono più gravi di quelli contro la persona.
Tutti solidali col pensionato, la famiglia, i vicini di casa, il paesone, gli imprenditori del rancore e dell'intolleranza. Ha fatto bene, cosa doveva fare? D' altra parte questi qua dovrebbero andare a lavorare. Ecco, questi sono i pensieri più profondi che gli onesti padri di famiglia riescono ad articolare. Per la vittima qualche parola di circostanza ma nessuna pietà; alla morte fisica segue la morte mediatica e la damnatio memoriae. Si portava dietro lo stigma di un'imperdonabile diversità, albanese o rumeno poco importa, era clandestino, irregolare, invasore, ladro. 
Sei uno di noi grida con fierezza un militante di Fratelli d'Italia nel corso di una fiaccolata di solidarietà, tra bandiere tricolori e strampalate idee di riforma penale in chiave giustizialista; si sottolinea una complicità criminale e si delinea un'appartenenza nazionale, come se veramente ai confini premesse un'orda di barbari indiavolati.
Non è uno di noi. Mi siedo nello scomodo scranno di chi ha torto, straniero, un po' albanese, un po' rumeno, irregolare, forse ladro e malfattore, certamente clandestino. 







domenica 18 ottobre 2015

Cosa penso dell'ISIS?

Mi è stato chiesto, provocatoriamente, cosa pensassi dell'ISIS. 
Ne penso naturalmente tutto il male possibile: il livello di depravazione di questi invasati è assai vicino al flagello del nazionalsocialismo.
Quando la città è assediata dalla pestilenza non vi sono strade eticamente percorribili diverse dall'impegno diretto.
Io a questo dovere vengo meno perché credo che la mia vita valga più delle mie idee. Qui sta tutta la diversità dell'Occidente laico. Sono persuaso che non esista un cristianesimo buono contrapposto ad un islam cattivo o viceversa. L'unica contrapposizione che ha un senso è quella tra una società laica e una che mette al centro dio. Ovunque il cristianesimo si è affermato con la forza della spada e non con la pacifica evangelizzazione. Solo in tempi recenti noi occidentali abbiamo imparato a vivere etsi deus non daretur; non è che non crediamo in Dio, lo abbiamo ridimensionato, ricacciato nell'alto dei cieli, abbiamo imparato a farne a meno, gli abbiamo intimato di non occuparsi delle cose mondane.


sabato 10 ottobre 2015

Dubbio teologico

Sin da bambino sono stato tormentato da un atroce dubbio teologico: sapevo che il Paradiso era un luogo di gaudio infinito, di cosa esattamente si godesse e in che forma non è mai stato chiaro. Non riuscivo a comprendere per quale ragione si procrastinava il più possibile il momento del trapasso che avrebbe consentito l'inizio della felicità senza fine. Neppure comprendevo perché la morte era motivo di tanto pianto; la si sarebbe dovuta attendere con gioia e desiderare, invece si lasciava questa misera esistenza terrena tra urla e disperazione.

lunedì 20 aprile 2015

Non dimenticare Genova!

L’Italia, devotamente solerte nei compiti a casa imposti dall’Europa in materia economica e finanziaria, si mostra piuttosto restia ad accogliere alcuni principi di civiltà giuridica che dovrebbero caratterizzare un paese che voglia definirsi pienamente civile.
I fatti di Genova del 2001 sono noti, e proprio il comportamento delle forze di polizia in quell'occasione ha esposto l’Italia al discredito internazionale. Per due giorni di fila la costituzione repubblicana è stata di fatto sospesa. Dalla fine della seconda guerra mondiale mai era accaduto che la violenza poliziesca si scatenasse con tanta furia su centinaia di persone contemporaneamente e nello stesso luogo. Qualche giorno fa, tra l’indignazione dei fogliacci di destra e i troppi distinguo della sinistra di governo, l’Italia è stata condannata per violazione dell’articolo 3 della Convenzione europea dei diritti umani che prevede il divieto dei trattamenti disumani e degradanti. La macelleria messicana di quattordici anni fa, verità giudiziaria e storica allo stesso tempo, sarebbe di per se un fatto di indicibile gravità, tale da indurci a riflettere sulla solidità delle istituzioni democratiche. Invece alla brutalità del massacro si aggiungono considerazioni volte a giustificare l’ingiustificabile e la celebrazione acritica e rituale delle forze di polizia, sempre accompagnata dalla citazione delle righe di Pasolini sui fatti di Valle Giulia.
L’introduzione del reato di tortura è, quindi, necessaria ma insufficiente: è noto, infatti, che la creazione di nuove fattispecie di reato o l’inasprimento delle pene per quelle già previste difficilmente funziona da deterrente se non accompagnato da altre misure. In questo caso potrebbero risultare utile elementi di riconoscibilità nelle uniformi degli agenti in servizio nelle manifestazioni e un controllo più stringente da parte della magistratura.
Soprattutto, ragionando in una prospettiva di medio periodo, sarebbe opportuno investire sulla formazione delle forze di polizia, che dovrebbero selezionare con maggiore severità i candidati, prestando particolare attenzione al loro profilo psicologico, in modo da escludere a priori i soggetti in cui si si possa intravvedere una marcata propensione alla violenza: operazione tutt'altro che semplice ma indispensabile se non si vuole cedere a facili e ingenerose generalizzazioni.

sabato 21 marzo 2015

Il bambino che voleva farsi prete

Ho sempre ritenuto, e sono più che mai convinto,  che per poter entrare in seminario sia necessario avere la maggiore età e avere alla base una robusta formazione di base. A quattordici anni si è troppo piccoli per fare una scelta così importante. Oltretutto mi sembra delittuoso privare un ragazzo della possibilità di sperimentare la pienezza della vita affettiva: un uomo che non sperimenta la sessualità sarà sempre una persona non realizzata, felice forse a costo di un esercizio costante verso se stessi.
In questo articolo la bassezza intellettuale del giornalista trasforma un banale gioco di imitazione in una prematura vocazione al sacerdozio.

martedì 17 marzo 2015

Una conquista di civiltà

Nonostante le farneticazioni che si leggono su uccronline, sono convinto che l'introduzione del divorzio in Italia, decisamente tardivo, sia una delle più importanti conquiste di civiltà di tutto il Novecento.
Pensavo che la questione fosse definitivamente chiusa e che le discussioni fra divorzisti e antidivorzisti riguardassero non l'attualità politica ma la storia del costume.

domenica 18 gennaio 2015

Arriva la bufala e Gasparri ci casca

Maurizio Gasparri cade nella trappola e prende per buona la notizia secondo cui Vanessa e Greta avrebbero fatto sesso con i loro rapitori. Che Gasparri non sia in grado di discernere una notizia falsa da una balla plateale e che creda a quel che a lui faccia comodo credere non sarebbe, di per sé, un fatto interessante. Interessante è invece notare come personaggi dalle risorse culturali ed intellettuali piuttosto esigue ma scaltri e senza scrupoli, abbiano saputo trasformare in colpevoli le due vittime, alle quali si può, tuttalpiù, rimproverare una massiccia dose di imprudenza.


domenica 11 gennaio 2015

Dubbi trinitari

Non è che questa vignetta mi faccia sbellicare dal ridere; devo dire, anzi, che mi dà un po' di fastidio, a causa di un'eliminabile residuo di cattolicesimo che, temo, non mi abbandonerà mai: non basta abbonarsi a Micromega per liberarsi di Dio.
Ma il discorso finisce quì. Non compro il giornale oppure volto pagina e nel tempo di due minuti ho dimenticato tutto.

sabato 10 gennaio 2015

Il quinto monoteismo

Ieri sera mi sono lasciato coinvolgere in una discussione su Facebook. L'argomento del giorno era la libertà femminile nei paesi islamici. Senza troppi distinguo e giri di parole ho sostenuto in due righe l'intrinseca violenza dei tre monoteismi del deserto. Un altro utente, con un'uscita intempestiva almeno quanto la mia, accusa il materialismo storico, a suo dire il quarto monoteismo, di essere violento quanto l'islam e il cristianesimo. Il commentatore, infatti, ritiene che l'ebraismo sia tutt'altro che violento, vittima del bimilennario pregiudizio antisemita.
In un primo momento ho creduto che il riferimento al quarto monoteismo alludesse al mazdeismo. Il quarto monoteismo, invece, dovrebbe essere identificato col marxismo ( che sarebbe in realtà il quinto in ordine di fondazione).
L'assimilazione del marxismo, filosofia schiettamente laica, ad una religione è totalmente improprio. Questa voce dovrebbe essere sufficiente a fugare dubbi ed equivoci in merito.




Tette al vento e libertà

Ho visto una parte del concertone di Vasco, di cui non sono fan, alla TV, come hanno fatto del resto cinque milioni di persone. Più di tutt...