martedì 7 febbraio 2012

A messa col taccuino contro i preti progressisti

Sul sito www.pontifex.roma.it ho trovato degli interessanti suggerimenti su come fronteggiare l’attacco progressista che avrebbe fatto breccia nella cittadella assediata della Chiesa Cattolica. L’articolo, a firma di Carlo Di Pietro, consiglia di recarsi a messa muniti di penna e taccuino, annottare i passi della Scrittura che vengono citati durante l’omelia, confrontarne la conformità alla Bibbia di cui si dispone e quindi segnalare gli eventuali abusi  nientemeno che a Sua Santità, il quale, ammette l’articolista, ha bisogno della collaborazione dei credenti per mantenere integro il patrimonio della fede. (Il Pontefice, oggi Benedetto XVI, se viene lasciato solo, non potrà mai operare a 360° e non sarà mai in grado di supervisionare il vasto mondo della cristianità.)
Personalmente mi sento di consigliare la lettura della Sacra Scrittura a chiunque: è una collezione di opere imprescindibile per la cultura occidentale. Il pluristilismo e la varietà dei contenuti consentono una molteplicità di opzioni interpretative. Vi si trova peraltro tutto ciò che la dottrina ufficiale della chiesa oggi condanna senza riserve: omosessualità, incesto, genocidio, idolatria, abuso di incapace..
La lettura della Bibbia può essere soprattutto un’occasione per riprendere contatto con i testi sacri, attesa la diffusa ignoranza in merito. Se domandiamo al cattolico medio cosa voglia dire essere cattolici e quali siano i principi ai quali si informa questa confessione è molto probabile che non sappia cosa rispondere. Balbetterà qualcosa sulla morale sessuale, cercando di farla apparire meno rigida di quanto non sia, sull’amore per il prossimo, sulla fedeltà al papa. Sono in pochi, in effetti, a sapere che la cattolicità si è edificata attraverso la definizione di incomprensibili e ormai dimenticate disquisizioni teologiche, districandosi in un groviglio di dottrine trinitarie e cristologiche, sconfitte e bollate come eretiche. Quanti conoscono, ad esempio, il contenuto dell’arianesimo, del monofisismo, del donatismo, del marcionismo? Ho contato una ventina di eresie, in gran parte maturate entro il quinto secolo.
Carlo Di Pietro sfodera il solito lessico da crociata antimoderna. Cito alla lettera: “Accade oggi[…] che alcuni religiosi[…], con le loro parole, opere, omelie e catechesi, palesemente disinformanti e non sottomesse al Magistero[…] si collocano nell'ambito dei soggetti sgraditi a Dio, quindi privi di Grazia santificante”. Di Pietro si scaglia a testa bassa contro “sacerdoti, biblisti, ermeneuti e teologi(disobbedienti) che pubblicano libri[…] in cui la verità è mascherata e l'errore imperversa.” Attribuisce ai “sapientoni dell’ignoranza volontaria l’allontanamento di molti fedeli dal Corpo Mistico di Cristo”. Continua Di Pietro:  Se ravvisate storture nelle parole o nei comportamenti del vostro sacerdote, è obbligatorio allontanarlo - il diavolo senza platea è solo e non fa danni - e denunciarne gli abomini alla Santa Sede, al fine di agevolare il duro compito del Pontefice che è difensore dell'ortodossia”. Viene poi riaffermato il concetto di inerranza, l’impossibilità cioè che la Sacra Scrittura, divinamente ispirata, contenga degli errori. Allo scopo viene mobilitata una sequela di documenti ufficiali, encicliche, bolle decreti e opere di patristica, che spaziano da Giustino Martire al Concilio Vaticano secondo, senza dimenticare Agostino d’Ippona e, naturalmente, Tommaso d’Aquino. Tutte le fonti esibite sono però  prive di reale consistenza argomentativa: Dio esiste e la Sua Rivelazione è contenuta nelle Scritture e nella Tradizione. Un classico ragionamento circolare, fondato su due proposizioni che si reggono a vicenda: 1)Dio esiste perché così si afferma nella Bibbia, di cui magistero reclama il monopolio interpretativo; 2) la Bibbia non può sbagliare perché ispirata da Dio.
Linguaggio a parte, la sostanza e la preoccupazione dell’articolista sono le stesse della Chiesa cattolica ufficiale: dare il colpo finale al protestantesimo interno, ribadire la centralità dogmatica di Roma e condannare le tentazioni aperturiste in qualsiasi campo, da quello liturgico a quello morale.
Si sarebbe portati a pensare che la svolta anticonciliare sia arrivata con l’avvento dell’era Ratzinger, anche per non intaccare la memoria del popolarissimo Giovanni Paolo II. Invece è stato proprio Wojtyla a sciogliere i dubbi e i tentennamenti di Paolo VI. Aldilà delle adunate oceaniche che hanno caratterizzato i numerosissimi viaggi del papa polacco e della superficialità giornalistica con la quale venivano accolte le sue parole, il contenuto del magistero wojtyliano rimane essenzialmente reazionario: primato del successore di Pietro, condanna di qualsiasi cedimento modernista, rilancio di una rigidissima morale sessuale, pretesa che i governi secolari si pieghino ai desiderata della Chiesa. Su tutto si può transigere, fuorché su quest’ultimo punto: un conto è dirsi vicario di Cristo, affermazione a metà strada tra la bestemmia e il delirio, altro invece è pretendere che le istituzioni civili, che dovrebbero perseguire la felicità dell’uomo su questa terra e ignorare la salvezza eterna, facciano propria quella particolarissima visione del mondo propugnata da una chiesa che si pretende universale.

Tette al vento e libertà

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